mercoledì 20 aprile 2011

Annunci Kijiji Idraulico a Cosenza




domenica 17 aprile 2011

Annunci ebay Idraulico a Cosenza




giovedì 7 aprile 2011

Numero verde Pronto Intervento Italgas Carolei, Casole Bruzio, Castiglione Cosentino, Castrolibero, Celico, Cellara, Cerisano, Cosenza, Dipignano, Domanico, Figline Vegliaturo, Firmo, Fiumefreddo Bruzio, Fuscaldo, Lago, Luzzi, Malito, Mangone, Marano Marchesato, Marano Principato, Marzi, Mendicino, Mongrassano, Montalto Uffugo, Paola, Pedace, Piane Crati, Pietrafitt, Rende, Rogliano, Rose, Rovito San Benedetto Ullano, San Fili, San Lucido, San Marco Argentano, San Pietro in Guarano, Santo Stefano di Rogliano, Serra Pedace, Spezzano della Sila, Spezzano Piccolo, Torano Castello, Trenta, Zumpano. Montalto Uffugo

Italgas Notizie



Pronto Intervento guasti e dispersioni 800.900.999, un solo numero verde per Carolei, Casole Bruzio, Castiglione Cosentino, Castrolibero, Celico, Cellara, Cerisano, Cosenza, Dipignano, Domanico, Figline Vegliaturo, Firmo, Fiumefreddo Bruzio, Fuscaldo, Lago, Luzzi, Malito, Mangone, Marano Marchesato, Marano Principato, Marzi, Mendicino, Mongrassano, Montalto Uffugo, Paola, Pedace, Piane Crati, Pietrafitt, Rende, Rogliano, Rose, Rovito San Benedetto Ullano, San Fili, San Lucido, San Marco Argentano, San Pietro in Guarano, Santo Stefano di Rogliano, Serra Pedace, Spezzano della Sila, Spezzano Piccolo, Torano Castello, Trenta, Zumpano. Montalto Uffugo.
Italgas ha unificato i numeri verdi e del Servizio di Pronto Intervento. Per segnalare guasti e dispersioni, Italgas mette a disposizione il numero verde 800.900.999 attivo sull'intero territorio nazionale e dunque in tutti i comuni da essa serviti. Il numero 800.900.777, al quale finora arrivavano le segnalazioni del Nord italia, rimarrà attivo ancora per alcuni mesi, ma la sua operatività sarà limitata all'accettazione e al trasferimento della chiamata al nuovo numero unico informando l'interlocutore dell'avvenuto cambiamento. Le chiamate al numero verde 800.900.999 sono gratuite da telefono fisso e da cellulare, così come gratuiti sono i controlli effettuati dai tecnici del Servizio di Pronto Intervento.

riferimento: http://www.italgas.it/la+societa/documentazione/italgas+notizie/numero+verde+pronto+intervento.htm

lunedì 4 aprile 2011

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domenica 3 aprile 2011

Tutto da sapere sui Pannelli ad Energia Fotovoltaica






SVILUPPO SOSTENIBILE
22
L’ENERGIA FOTOVOLTAICA
G22-065-0
EDITO DA: ENEA - LUNGOTEVERE THAON DI REVEL, 76 - 00196 ROMA - LUGLIO 2006 - DESIGN: EDIZIONI ALTEA S.R.L. - STAMPA: PRIMAPRINT (VITERBO)
S V I L U P P O
S O S T E N I B I L E
i I N F O R M A Z I O N I
3
sommario
L’ENERGIA FOTOVOLTAICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
CURIOSITÀ: Energia Fotovoltaica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
INFORMAZIONI: Le fonti rinnovabili di energia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
ENERGIA DAL SOLE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
CURIOSITÀ: Effetto fotoelettrico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
Ma quanta energia ci arriva dal sole? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
L’energia utile. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
Il generatore fotovoltaico. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
Il sistema di condizionamento e controllo della potenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
INFORMAZIONI: La cella . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
LE APPLICAZIONI DEGLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI . . . . . . . . . . . . . . . . 10
Impianti isolati (stand-alone) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
Impianti collegati alla rete (grid-connected) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
Gli impianti integrati negli edifici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
QUANTA ENERGIA PRODUCE UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO? . . . . . . . 14
DOVE E COME POSIZIONARE UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO . . . . . . . . 15
DIMENSIONI E COSTI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
Facciamo un esempio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
Che dimensioni dovrà avere l’impianto?. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
Quanto costa il chilowattora? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
I BENEFICI AMBIENTALI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
ALCUNE RACCOMANDAZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
LA MANUTENZIONE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
GLI INCENTIVI STATALI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
INFORMAZIONI: Il Conto Energia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
Cosa è il Conto Energia? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
Chi può beneficiare della tariffa incentivante?. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
Quanto è l’incentivo e per quanto tempo? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
Come e quando presentare la domanda? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
Come vengono pagati gli incentivi? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
Chi paga il Conto Energia?. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
Per saperne di più. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
L’ENERGIA FOTOVOLTAICA
Gli impianti fotovoltaici consentono di trasformare,
direttamente e istantaneamente, l’energia solare in
energia elettrica senza l’uso di alcun combustibile.
Producono elettricità là dove serve, non richiedono
praticamente manutenzione, non danneggiano l’ambiente
e offrono il vantaggio di essere costruiti “su
misura”, secondo le reali necessità dell’utente.
Il costo per la realizzazione di un impianto è ancora piuttosto elevato, ma installare un impianto
fotovoltaico diventa economicamente conveniente quando intervengono forme di incentivazione
finanziaria da parte dello Stato come è avvenuto negli anni passati con il programma
“Tetti fotovoltaici” e come sta avvenendo adesso con il “Conto energia”.
Le fonti rinnovabili di energia
Le fonti rinnovabili di energia sono quelle fonti che, a differenza dei combustibili fossili,
possono essere considerate virtualmente inesauribili e che hanno un impatto sull’ambiente
trascurabile.
Comprendono l’energia solare e quelle che da essa derivano: l’energia idraulica, eolica,
delle biomasse, delle onde e delle correnti. Inoltre, sono considerate tali anche l’energia
geotermica, i rifiuti e l’energia dissipata sulle coste dalle maree.
Con opportune tecnologie le fonti rinnovabili di energia possono essere convertite in energia
secondaria utile che può essere termica, elettrica, meccanica e chimica.
Le fonti rinnovabili di energia sono uno degli strumenti individuati a livello internazionale
sia per raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra previsto dal Protocollo
di Kyoto che per ridurre la dipendenza economica dai paesi produttori di petrolio.
Per promuoverne la diffusione, l’Unione Europea ha fissato l’obiettivo, da raggiungere
entro il 2010, di una produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili pari al 22%
del consumo totale.
L’Italia, come Stato membro, ha adottato le direttive europee e a partire dagli anni ‘90
promuove sistemi di incentivazione economica.
C U R I O S I T À
Energia Fotovoltaica (FV) significa letteralmente
“elettricità prodotta dalla
luce”; “foto” deriva dal greco “phos”
che significa “luce”, e “Volt” dallo scienziato
italiano Alessandro Volta inventore
della pila.
PRODUZIONE DI ENERGIA
PER FONTE RINNOVABILE, ITALIA 2004
idroelettrico
57,8%
biomassa
e rifiuti
30,5%
PRODUZIONE DI ELETTRICITÀ
PER FONTE RINNOVABILE, ITALIA 2004
idroelettrico
76,48%
biomasse
e RSU
10,01%
eolico
3,40%
FV
0,05%
eolico e solare
2,7%
geotermia
9%
geotermia
10,06%
ENERGIA DAL SOLE
La tecnologia fotovoltaica consente di trasformare, direttamente e istantaneamente, l’energia
solare in energia elettrica senza l’uso di alcun combustibile.
Essa sfrutta il cosiddetto “effetto fotoelettrico”, cioè la capacità che hanno alcuni semiconduttori
opportunamente trattati, “drogati”, di generare elettricità se esposti alla radiazione
luminosa.
MA QUANTA ENERGIA CI ARRIVA DAL SOLE?
All’interno del sole, a temperature di alcuni milioni di gradi centigradi, avvengono incessantemente
reazioni termonucleari di fusione che liberano enormi quantità di energia sottoforma di
radiazioni elettromagnetiche.
Una parte di questa energia, dopo aver attraversato l’atmosfera, arriva al suolo con un’intensità
di circa 1.000W/m2 (irraggiamento al suolo in condizioni di giornata serena e Sole a mezzogiorno).
Questo enorme flusso di energia che arriva sulla Terra è pari a circa 15.000 volte l’attuale consumo
energetico mondiale.
Di questa energia, però, solo una parte può essere utilizzata dagli impianti fotovoltaici.
L’ENERGIA UTILE
La quantità di energia solare che arriva sulla superficie terrestre e che può essere utilmente “raccolta”
da un dispositivo fotovoltaico dipende dall’irraggiamento del luogo.
L’irraggiamento è, infatti, la quantità di energia solare incidente su una superficie unitaria in
un determinato intervallo di tempo, tipicamente un giorno (kWh/m2/giorno).
Il valore istantaneo della radiazione solare incidente sull’unità di superficie viene invece denominato
radianza (kW/m2).
L’irraggiamento è influenzato dalle condizioni climatiche locali (nuvolosità, foschia ecc..) e dipende
dalla latitudine del luogo, cresce cioè quanto più ci si avvicina all’equatore.
In Italia, l’irraggiamento medio annuale varia dai 3,6kWh/m2/giorno della pianura padana ai
4,7kWh/m2/giorno del centro Sud e ai 5,4kWh/m2/giorno della Sicilia.
4 5
FLUSSO DI ENERGIA
FRA IL SOLE, L’ATMOSFERA E LA SUPERFICIE TERRESTRE
25%
riflessa
dall’atmosfera
5%
riflessa
dal terreno
25%
assorbita
dall’atmosfera
18%
diffusa
nell’atmosfera
27%
direttamente assorbita
dalla superficie della terra
C U R I O S I T À
Conosciuto fin dalla prima metà del XIX secolo, l’effetto fotoelettrico ha visto la sua prima applicazione
commerciale nel 1954 quando, nei laboratori della BELL, fu realizzata la prima cella fotovoltaica
in silicio monocristallino.
RADIAZIONE SOLARE DIRETTA MEDIA ANNUA NELL’ITALIA
MERIDIONALE
CAGLIARI
1.800
kWh/m2
PALERMO
1.900
kWh/m2
CATANZARO
1.700
kWh/m2
NAPOLI
1.700
kWh/m2
BARI
1.650
kWh/m2
MATERA
1.700
kWh/m2
6 7
La cella si comporta come una minuscola batteria e nelle condizioni di soleggiamento tipiche
dell’Italia (1kW/m2), alla temperatura di 25°C fornisce una corrente di 3A, con una tensione di
0,5V e una potenza pari a 1,5-1,7Wp
In commercio troviamo i moduli fotovoltaici che sono costituiti da un insieme di celle.
I più diffusi sono costituiti da 36 celle disposte su 4 file parallele collegate in serie. Hanno superfici
che variano da 0,5 a 1m2 e permettono l’accoppiamento con gli accumulatori da 12Vcc
nominali.
Più moduli collegati in serie formano un pannello, ovvero una struttura comune ancorabile al
suolo o ad un edificio.
Più pannelli collegati in serie costituiscono una stringa.
Più stringhe, collegate generalmente in parallelo per fornire la potenza richiesta, costituiscono
il generatore fotovoltaico.
Nel nostro paese, quindi, le regioni ideali per lo sviluppo del fotovoltaico sono quelle meridionali
e insulari anche se, per la capacità che hanno di sfruttare anche la radiazione diffusa,
gli impianti fotovoltaici possono essere installati anche in zone meno soleggiate.
In località favorevoli è possibile raccogliere annualmente circa 2.000kWh da ogni metro quadrato
di superficie, il che è l’equivalente energetico di 1,5 barili di petrolio per metro quadrato.
UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO
Un impianto fotovoltaico è essenzialmente costituito da un “generatore”, da un “sistema di
condizionamento e controllo della potenza” e da un eventuale “accumulatore” di energia, la
batteria, e naturalmente dalla struttura di sostegno.
IL GENERATORE FOTOVOLTAICO
Il componente elementare di un generatore fotovoltaico è la cella. È lì che avviene la conversione
della radiazione solare in corrente elettrica.
Essa è costituita da una sottile fetta di un materiale semiconduttore, quasi sempre silicio opportunamente
trattato, dello spessore di circa 0,3mm. Può essere rotonda o quadrata e può avere
una superficie compresa tra i 100 e i 225cm2.
GENERATORE FOTOVOLTAICO
Cella
Modulo
Pannello
più moduli
assemblati in una
struttura comune
Stringa
insieme
di pannelli
collegati
in serie
Generatore fotovoltaico
insieme di stringhe collegate in parallelo
per ottenere la potenza voluta
8 9
SCHEMA DI FUNZIONAMENTO
DI UN GENERATORE FOTOVOLTAICO
CONVERSIONE FOTOVOLTAICA DELL’ENERGIA SOLARE
Dal punto di vista elettrico non ci sono praticamente limiti alla produzione di potenza da sistemi
fotovoltaici, perché il collegamento in parallelo di più file di moduli, le “stringhe”, consente
di ottenere potenze elettriche di qualunque valore. Il trasferimento dell’energia dal sistema
fotovoltaico all’utenza avviene attraverso ulteriori dispositivi necessari a trasformare la corrente
continua prodotta in corrente alterna, adattandola alle esigenze dell’utenza finale.
IL SISTEMA DI CONDIZIONAMENTO E CONTROLLO DELLA POTENZA
È costituito da un inverter, che trasforma la corrente continua prodotta dai moduli in corrente
alternata; da un trasformatore e da un sistema di rifasamento e filtraggio che garantisce la qualità
della potenza in uscita. Trasformatore e sistema di filtraggio sono normalmente inseriti all’interno
dell’inverter.
È chiaro che il generatore fotovoltaico funziona solo in presenza di luce solare.
L’alternanza giorno/notte, il ciclo delle stagioni, le variazioni delle condizioni meteorologiche
fanno sì che la quantità di energia elettrica prodotta da un sistema fotovoltaico non sia costante
né al variare delle ore del giorno, né ne al variare dei mesi dell’anno. Ciò significa che, nel caso
in cui si voglia dare la completa autonomia all’utenza, occorrerà o collegare gli impianti alla
rete elettrica di distribuzione nazionale o utilizzare dei sistemi di accumulo dell’energia elettrica
che la rendano disponibile nelle ore di soleggiamento insufficiente.
La cella
La cella fotovoltaica è il componente elementare del sistema ed è costituita da una sottile
“fetta” di un materiale semiconduttore, quasi sempre silicio, (l’elemento più diffuso in natura
dopo l’ossigeno) di spessore pari a circa 0,3mm. Può essere rotonda o quadrata e
può avere una superficie compresa tra i 100 e i 225cm2.
Il silicio che costituisce la fetta viene “drogato” mediante l’inserimento su una “faccia” di
atomi di boro (drogaggio p) e sull’altra faccia con piccole quantità di fosforo (drogaggio n).
Nella zona di contatto tra i due strati a diverso drogaggio si determina un campo elettrico;
quando la cella è esposta alla luce, per effetto fotovoltaico, si generano delle cariche
elettriche e, se le due facce della cella sono collegate ad un utilizzatore, si avrà un flusso
di elettroni sotto forma di corrente elettrica continua.
Attualmente il silicio, mono e policristallino, impiegato nella costruzione delle celle è lo
stesso utilizzato dall’industria elettronica, che richiede materiali molto puri e quindi costosi.
Tra i due tipi il silicio policristallino è il meno costoso, ma ha rendimenti leggermente
inferiori del monocristallino.
Per ridurre il costo della cella sono in studio nuove tecnologie che utilizzano il silicio amorfo
e altri materiali policristallini, quali il Seleniuro di Indio e Rame e il Tellurio di Cadmio.
Una cella fotovoltaica di dimensioni 10x10 cm si comporta come una minuscola batteria,
e nelle condizioni di soleggiamento tipiche dell’Italia (1kW/m2), alla temperatura di 25°C
fornisce una corrente di 3A, con una tensione di 0,5V e una potenza pari a 1,5-1,7Watt di
picco. L’energia elettrica prodotta sarà, ovviamente, proporzionale all’energia solare incidente,
che come sappiamo varia nel corso della giornata, al variare della stagioni, e al
variare delle condizioni atmosferiche, ecc.
Conversione
della luce in elettricità
Modulo
Batteria Carico corrente continua
Controllo e
condizionamento
della potenza
Carico
elettrico
Immagazzinamento
dell’elettricità
Luce solare
Diodo di
blocco
(+)
(+)
(-)
(-)
Regolatore
di tensione
Inverter
Sole
Fotoni
Griglia contatto frontale
Rivestimento trasparente
Adesivo
Strato
antiriflesso
Silicio di tipo “N”
Lacuna
Silicio di tipo “P”
Contatto posteriore
Elettrone
i I N F O R M A Z I O N I
Carico corrente
alternata
10 11
LE APPLICAZIONI DEGLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI
Gli impianti fotovoltaici sono dunque sistemi che
convertono l’energia solare direttamente in energia
elettrica.
Le potenze generate da questi dispositivi variano
da pochi a diverse decine di Watt, a seconda
delle dimensioni e delle tecnologie adottate.
Secondo il tipo di applicazione a cui l’impianto
è destinato, le condizioni di installazione,
le scelte impiantistiche, il grado
di integrazione nella struttura edilizia
con cui si interfaccia, si distinguono
varie tipologie di impianto.
IMPIANTI ISOLATI
(STAND-ALONE)
Sono impianti non collegati alla
rete elettrica e sono costituiti
dai moduli fotovoltaici,
dal regolatore di carica e da un sistema di
batterie che garantisce l’erogazione di corrente
anche nelle ore di minore illuminazione
o di buio. La corrente generata dall’impianto
fotovoltaico è una corrente continua.
Se l’utenza è costituita da apparecchiature
che prevedono una alimentazione
in corrente alternata è necessario anche
un convertitore, l’inverter.
Questi impianti risultano tecnicamente ed
economicamente vantaggiosi nei casi in cui la rete elettrica è assente o difficilmente raggiungibile.
Infatti, spesso sostituiscono i gruppi elettrogeni.
In Italia sono stati realizzati molti impianti fotovoltaici di elettrificazione rurale e montana soprattutto
nel Sud, nelle isole e sull’arco alpino.
Attualmente le applicazioni più diffuse servono ad alimentare:
• apparecchiature per il pompaggio dell’acqua, soprattutto in agricoltura;
• ripetitori radio, stazioni di rilevamento e trasmissione dati
(meteorologici e sismici), apparecchi telefonici;
• apparecchi di refrigerazione, specie per il trasporto medicinali;
• sistemi di illuminazione;
CASA ENERGETICAMENTE
AUTOSUFFICIENTE
PENSILINA FOTOVOLTAICA
E LAMPIONE ALIMENTATO
CON ENERGIA FOTOVOLTAICA
• segnaletica sulle strade, nei porti e negli aeroporti;
• alimentazione dei servizi nei camper;
• impianti pubblicitari, ecc.
IMPIANTI COLLEGATI ALLA RETE (GRID-CONNECTED)
Sono impianti stabilmente collegati alla rete elettrica. Nelle ore in cui il generatore fotovoltaico
non è in grado di produrre l’energia necessaria a coprire la domanda di elettricità, la rete
fornisce l’energia richiesta. Viceversa, se il sistema fotovoltaico produce energia elettrica
in più, il surplus può essere trasferito alla rete o accumulato. Un inverter trasforma la corrente
continua prodotta dal sistema fotovoltaico in corrente alternata.
I sistemi connessi alla rete, ovviamente, non hanno bisogno di batterie perché la rete di distribuzione
sopperisce alla fornitura di energia elettrica nei momenti di indisponibilità della
radiazione solare.
SCHEMA DI UN’UTENZA DOTATA DI UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO
COLLEGATO ALLA RETE ELETTRICA
Utenze
Generatore fotovoltaico
Rete
a bassa
tensione
Inverter Energia verso la rete
Energia dalla rete
12 13
integrabili nella struttura
dell’edificio che trovano
sempre maggiore
applicazione nelle facciate
e nelle coperture
delle costruzioni.
La possibilità di integrare
i moduli fotovoltaici
nelle architetture e
di trasformarli in componenti
edili ha notevolmente ampliato gli orizzonti di applicazione del fotovoltaico e quelli
dell’architettura che sfrutta questa forma di energia.
Un impiego di particolare interesse è rappresentato, infatti, dalle “facciate fotovoltaiche”.
I moduli per facciata sono composti da due lastre di vetro fra le quali sono interposte celle di
silicio tenute insieme da fogli di resina. La dimensione di questi moduli può variare da 50x50cm
a 210x350cm.
Inoltre, dal momento che tanto più bassa è la temperatura dei moduli fotovoltaici durante l’irraggiamento
solare, maggiore è il loro rendimento energetico, le facciate fotovoltaiche trovano
la loro migliore applicazione nelle zone “fredde” delle facciate (parapetti, corpi ascensore e
altre superfici opache) sempre che siano orientati verso Sud-Est o Sud-Ovest e non si trovino
in una zona ombreggiata.
L’impiego di tali moduli fotovoltaici può essere di grande utilità come schermi frangisole o per
ombreggiare ampie zone nel caso delle coperture.
Anche se sono stati realizzati impianti centralizzati di produzione di energia elettrica fotovoltaica
di grande potenza (multimegawatt), come quello dell’ENEA a Monte Aquilone (Foggia),
attualmente si vanno sempre più diffondendo, grazie anche agli incentivi pubblici, piccoli sistemi
distribuiti sul territorio con potenza non superiore a 20kWp. Gli impianti più diffusi hanno
potenze tra 1,5 e 3kWp. Questi impianti vengono installati sui tetti o sulle facciate degli edifici,
e contribuiscono a soddisfare la domanda di energia elettrica degli utenti.
GLI IMPIANTI INTEGRATI NEGLI EDIFICI
Essi costituiscono una delle più promettenti applicazioni del fotovoltaico. Si tratta di
sistemi che vengono installati su costruzioni civili o industriali per essere collegati alla
rete elettrica di distribuzione in bassa tensione.
La corrente continua generata istantaneamente dai moduli viene trasformata in corrente
alternata e immessa nella rete interna dell’edificio utilizzatore, in parallelo alla rete
di distribuzione pubblica.
In questo modo può essere,
a seconda dei casi, consumata
dall’utenza locale oppure
ceduta, per la quota eccedente
al fabbisogno, alla
rete stessa.
I moduli fotovoltaici possono
essere utilizzati come
elementi di rivestimento degli
edifici anche in sostituzione
di componenti tradizionali.
A questo scopo l’industria
fotovoltaica e quella del settore
edile hanno messo a
punto moduli architettonici
FACCIATA FOTOVOLTAICA IN UN EDIFICIO
DELL’UNIVERSITÀ "LA SAPIENZA" DI ROMA
TETTI FOTOVOLTAICI
UNA PENSILINA FOTOVOLTAICA
A NAPOLI
CENTRALE DI MONTE AQUILONE
IMPIANTO STAND-ALONE
ITALIA CENTRALE
COSTI E PRESTAZIONI
Un kWp fotovoltaico installato
ha un costo di circa
10.000€, IVA esclusa.
Un kWh di energia elettrica prodotto
da un impianto di questo tipo,
in una località dell’Italia centrale,
costa circa 0,6€, IVA esclusa.
Tale valore si abbassa sensibilmente
se si considerano eventuali
forme di incentivazione
IMPIANTO GRID-CONNECTED
ITALIA CENTRALE
COSTI E PRESTAZIONI
Un kWp fotovoltaico installato
ha un costo di circa
7.000€, IVA esclusa.
Un kWh di energia elettrica prodotto
da un impianto di questo tipo,
in una località dell’Italia centrale,
costa circa 0,34€, IVA esclusa.
Tale valore si abbassa sensibilmente
se si considerano eventuali
forme di incentivazione
CAPACITÀ PRODUTTIVA DI UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO
Localizzazione Moduli in Moduli in Energia utile
dell’impianto silicio monocristallino silicio policristallino per1 kWp installato
kWh/(m2 anno) kWh/(m2 anno) kWh/(kWp anno)
NORD 150 130 1.080
CENTRO 190 160 1.350
SUD 210 180 1.500
QUANTA ENERGIA PRODUCE UN IMPIANTO
FOTOVOLTAICO?
La quantità di energia prodotta da un generatore fotovoltaico varia nel corso dell’anno e dipende
da una serie di fattori come la latitudine e l’altitudine del sito, l’orientamento e l’inclinazione
della superficie dei moduli, e le caratteristiche di assorbimento e riflessività del territorio
circostante.
A titolo indicativo alle latitudini dell’Italia centro-meridionale un metro quadrato di moduli può
produrre in media 0,3-0,4kWh al giorno nel periodo invernale, e 0,6-0,8kWh in quello estivo.
La tabella seguente dà un’indicazione di massima della “capacità produttiva” di un impianto
fotovoltaico connesso alla rete. Vengono indicati, per tre localizzazioni diverse, i kWh elettrici
generati mediamente in un anno e immessi in rete, per ogni metro quadrato di moduli in silicio
monocristallino e in silicio policristallino, per un impianto di potenza nominale pari ad
1kWp (si tenga conto che esso corrisponde a circa 8m2 di moduli in silicio cristallino e a 10m2
di quelli in silicio policristallino).
14
DOVE E COME POSIZIONARE UN IMPIANTO
FOTOVOLTAICO
Per ottenere la massima produzione di energia, in fase di progettazione di un impianto, bisogna
studiare l’irraggiamento e l’insolazione del sito. Questo consente di decidere l’inclinazione
e l’orientamento della superficie del dispositivo captante.
Per la latitudine del nostro Paese, la posizione ottimale della superficie del pannello risulta
quella a copertura dell’edificio con esposizione a Sud e con un angolo di inclinazione di circa
20-30° rispetto al piano orizzontale. Ma anche la disposizione sul piano verticale del palazzo,
cioè in facciata, riesce a conseguire ottimi risultati. L’importante è, naturalmente, posizionare
il pannello in modo da evitare zone d’ombra.
DIMENSIONI E COSTI
La dimensione dell’impianto sarà funzione dell’energia richiesta. Questa determinerà, la potenza
da installare, il numero di moduli necessari, il costo del sistema e il costo del kilowattora elettrico
generato. Per confrontare i costi tra l’energia prodotta tra la fonte solare e quella tradizionale,
bisognerebbe parlare di “valore” dell’energia piuttosto che di costo: il kWh prodotto con
la fonte fotovoltaica non ha la stessa qualità di quello prodotto con le fonti convenzionali. La
produzione di elettricità da impianti termoelettrici tradizionali, infatti, è gravata da un costo nascosto
che viene pagato, spesso inconsapevolmente, dalla collettività. Bisogna infatti tener conto
dei danni sociali e ambientali che le forme tradizionali di generazione energetica comportano,
che sono difficilmente monetizzabili, ma che meritano una più adeguata considerazione.
I costi di un impianto fotovoltaico sono anche fortemente dipendenti dal tipo di applicazione
e di installazione, e sono in continua evoluzione.
Ad esempio, il costo di realizzazione, chiavi in mano, di un impianto fotovoltaico connesso alla
rete può essere stimato nell’ordine dei 7.000€/kWp, dove il valore superiore si riferisce ad
impianti di piccola taglia e quello inferiore a quelli di taglia elevata.
15
mesi
ENERGIA PRODOTTA MENSILMENTE DA UN IMPIANTO DA 3kWp
CONNESSO A RETE E INSTALLATO IN ITALIA CENTRO MERIDIONALE
kWh/mese
FACCIAMO UN ESEMPIO
Prendiamo in considerazione una famiglia di 4 persone che vive nell’Italia centrale.
Il consumo elettrico medio annuo è di circa 2.500kWh. Per far fronte a tale domanda di energia
si può utilizzare un impianto fotovoltaico con moduli in silicio policristallino che sono i più economici.
CHE DIMENSIONI DOVRÀ AVERE L’IMPIANTO?
Tenendo conto che, come si può notare dalla tabella precedente, un metro quadrato di moduli
in silicio policristallino installato in Italia centrale produce 160kWh all’anno, bisognerà installare
una superficie di 16 metri quadrati di moduli.
Considerando che ogni modulo occupa 0,5m2, saranno dunque necessari 32 moduli.
Ai costi di mercato attuali, il costo di questo impianto può essere stimato in circa 15.000€, IVA
esclusa.
QUANTO COSTA IL CHILOWATTORA?
Per questo impianto il costo del chilowattora è di circa 0,34€, IVA esclusa. Questo valore è
calcolato tenendo conto del costo dell’investimento, del costo di manutenzione annuo dell’impianto,
del numero di chilowattora prodotti in un anno e della durata dell’impianto, di solito
considerata superiore ai 30 anni.
Il costo di produzione dell’energia elettrica prodotta con un impianto fotovoltaico è quindi ancora
troppo elevato per competere con quello da fonti fossili, che è di circa 0,18€ a kWh.
Però, installare un impianto fotovoltaico diventa economicamente conveniente quando intervengono
forme di incentivazione finanziaria da parte dello Stato.
Per riassumere possiamo dire che l’energia fotovoltaica richiede un forte impegno di capitale
iniziale e basse spese di mantenimento: si può dire che “è come se si comprasse in anticipo
l’energia che verrà consumata nei prossimi anni”.
Una volta il recuperato l’investimento, per il resto della vita utile dell’impianto si dispone di
energia praticamente a costo zero”. Quindi, dotare la propria casa, azienda, ufficio od altro
di un impianto di questo genere, usufruendo dei contributi pubblici, può rivelarsi un buon investimento.
I BENEFICI AMBIENTALI
L’energia elettrica prodotta con il fotovoltaico ha un costo nullo per combustibile: per ogni kWh
prodotto si risparmiano circa 250 grammi di olio combustibile e si evita l’emissione di circa
700 grammi di CO2, nonché di altri gas responsabili dell’effetto serra, con un sicuro vantaggio
economico e soprattutto ambientale per la collettività .
Si può valutare in 30 anni la vita utile di un impianto (ma molto probabilmente essi dureranno
molto di più); il che significa che un piccolo impianto da 1,5kWp, in grado di coprire i due ter-
16
zi del fabbisogno annuo di energia elettrica di una famiglia media italiana (2.500kWh), produrrà,
nell’arco della sua vita efficace, quasi 60.000kWh, con un risparmio di circa 14 tonnellate
di combustibili fossili, evitando l’emissione di circa 40 tonnellate di CO2.
ALCUNE RACCOMANDAZIONI
Realizzare un impianto fotovoltaico non è troppo complesso, ma è un lavoro che va affidato a
degli specialisti. È utile comunque conoscere alcune prescrizioni e raccomandazioni a cui attenersi
nelle fasi di progettazione e poi di messa in opera.
Le strutture di supporto devono essere realizzate in modo da durare almeno quanto l’impianto,
cioè 25-30 anni, e devono essere montate in modo da permettere un facile accesso ai moduli
per la sostituzione e la pulizia, e alle scatole di giunzione elettrica, per l’ispezione e la manutenzione.
Esse devono, altresì, garantire la resistenza alla corrosione ed al vento.
I generatori fotovoltaici collocati sui tetti e sulle coperture non devono interferire con la impermeabilizzazione
e la coibentazione delle superfici e in alcuni casi possono richiedere la
creazione di passerelle fisse o mobili.
Fra i moduli è necessario interporre uno spazio vuoto, da un minimo di 5mm, per i generatori
posti parallelamente e a poca distanza da altre superfici fisse, fino a 5cm, per i generatori sui
quali la pressione del vento può raggiungere valori elevati.
In caso di montaggio dei moduli su tetti o su facciate, è indispensabile che fra i moduli e la superficie
rimanga uno spazio (4-6cm) tale da assicurare una buona circolazione d’aria e quindi
un buon raffreddamento della superficie del modulo.
I cavi elettrici e le scatole di derivazione e di interconnessione devono essere di dimensione
idonea, rispondenti alle norme elettriche e assicurare il prescritto grado di isolamento, di protezione
e di impermeabilizzazione richiesto.
LA MANUTENZIONE
La manutenzione di un impianto fotovoltaico è riconducibile a quella di un impianto elettrico.
Infatti i moduli, che rappresentano la parte attiva dell’impianto che converte la radiazione solare
in energia elettrica sono costituiti da materiali praticamente inattaccabili dagli agenti atmosferici,
come è dimostrato da esperienze in campo ed in laboratorio.
È consigliabile effettuare con cadenza annuale una ispezione visiva, volta a verificare l’integrità
del vetro che incapsula le celle fotovoltaiche costituenti il modulo.
Per la parte elettrica è necessario effettuare una verifica, con cadenza annuale, dell’isolamento
dell’impianto verso terra, della continuità elettrica dei circuiti di stringa e del corretto funzionamento
dell’inverter.
17
i I N F O R M A Z I O N I
GLI INCENTIVI STATALI
Già da qualche anno il governo italiano promuove la diffusione della tecnologia fotovoltaica
attraverso un sistema di incentivi finanziari.
Ricordiamo il Programma Tetti Fotovoltaici (2001-2003) che ha erogato contributi in conto capitale
per la costruzione di impianti fotovoltaici di piccola potenza (da 1 a 50kWp) collegati alla
rete elettrica.
Dal 19 settembre 2005 è in vigore il Conto Energia che prevede non più un contributo per la
costruzione dell’impianto fotovoltaico ma la remunerazione dei kWh prodotti ad un prezzo superiore
a quello di mercato per un periodo di 20 anni. Quindi, chi autoproduce energia con impianti
fotovoltaici non solo non dovrà più pagare le bollette all’azienda locale distributrice (salvo
le spese fisse pari a circa 30€ l’anno) ma incasserà addirittura, per ben 20 anni, un contributo
proporzionale alla quantità di energia prodotta.
Il Conto Energia
Il Conto Energia recepisce la Direttiva Europea 2001/77/CE per le fonti rinnovabili. La
delibera fissa al 2010 l’obiettivo di una generazione elettrica da fonti rinnovabili pari
al 22% del consumo interno lordo.
Il Conto Energia è in vigore già da qualche anno in Germania, Spagna e Austria dove
ha portato ad un sviluppo del mercato fotovoltaico sopra ogni aspettativa. Lo stesso si
spera accadrà in Italia.
In Italia il Conto Energia è stato elaborato dal Ministero delle Attività Produttive di concerto
con il Ministero dell’Ambiente con il parere favorevole della Conferenza Unificata.
È stato attivato con il DM del 28 luglio 2005 e con la delibera 188/05 dell’Autorità per
l’Energia Elettrica e il Gas che ha nominato il Gestore del Sistema Elettrico quale soggetto
attuatore ed erogatore degli incentivi. Il decreto è stato poi modificato e integrato
con il DM del 6 febbraio 2006 e con la delibera 40/06 dell’Autorità per l’Energia
Elettrica e il Gas.
18 19
COSA È IL CONTO ENERGIA?
Il Conto Energia un particolare incentivo per l’installazione degli impianti fotovoltaici grid connected
(connessi alla rete) da 1kWp a 1MWp. Prevede la remunerazione per 20 anni, da parte
del Gestore della Rete di trasmissione Nazionale (GRTN), dei kWh prodotti dall’impianto fotovoltaico
ad un prezzo superiore a quello di mercato.
Il meccanismo italiano del Conto Energia può essere considerato una sorta di “sistema di incentivazione
misto o ibrido”. Infatti, l’energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico beneficerà
della tariffa incentivante sia se autoconsumata sia se immessa nella rete pubblica locale.
CHI PUÒ BENEFICIARE DELLA TARIFFA INCENTIVANTE?
Possono presentare domanda le persone fisiche e giuridiche quindi privati, aziende, enti pubblici
e condomini.
Le tariffe incentivanti saranno riconosciute fino a quando la potenza cumulativa di tutti gli impianti
che le ottengono raggiungerà la quota di 500MW:
360MW per gli impianti fino a 50kWp e
140MW per gli impianti da 50kWp a 1MWp.
È fissato anche un limite totale annuo che dal 2006 al 2012 sarà di 85MW:
60MW per impianti con potenza inferiore a 50kW e
25MW per impianti con potenza superiore a 50kW.
QUANTO È L’INCENTIVO E PER QUANTO TEMPO?
Le tariffe per kWh sono definite in base alla taglia dell’impianto e verranno erogate per 20 anni.
Impianti fino ai 20kW di potenza
Gli impianti con potenza non superiore a 20kW possono optare per il servizio di scambio sul
posto o per la cessione in rete dell’energia prodotta.
Nel primo caso la tariffa incentivante è pagata solo per l’energia prodotta e consumata in loco
(pari a 0,445€ per kWh), mentre i kWh prodotti in eccesso rispetto ai consumi, entrambi riferiti
a fine anno, non saranno retribuiti, ma sarà possibile accumularli per un successivo autoconsumo.
Nel secondo caso viene incentivata tutta la produzione FV, anche se superiore ai consumi, ad
una tariffa di 0,46€ per kWh e per tutti i kWh ceduti alla rete verrà pagata una tariffa aggiuntiva
di 0,095€ per kWh.
Impianti tra 20kW e 50kW di potenza
Oltre all’incentivo ventennale proveniente dalla produzione moltiplicato per la tariffa incentivante
(0,46€/kWh), si potranno aggiungere i benefici derivanti dalla vendita delle eccedenze
alla rete locale con una tariffa aggiuntiva di 0,095€/kWh (fino a 500mila kWh/anno ceduti
alla rete).
Impianti tra 50kW e 1.000kW di potenza
In questo caso l’incentivo ventennale proveniente dalla produzione è moltiplicato per una tariffa
incentivante che dovrà essere proposta dal richiedente e il cui valore massimo è stabilito
in 0,49€/kWh; questa tariffa è sottoposta ad un meccanismo di gara. Anche per queste taglie
di impianto si potrà aggiungere il ricavato derivante dalla vendita delle eccedenze alla rete
locale con una tariffa aggiuntiva di 0,095€/kWh fino a 500mila kWh/anno ceduti alla rete,
di 0,080€/kWh da 500mila a 1 milione di kWh/anno e di 0,070€/kWh da 1 milione a 2
milioni di kWh/anno.
PRODUZIONE DI ELETTRICITÀ DA FOTOVOLTAICO
NEI PRINCIPALI STATI EUROPEI (APRILE 2005) (MW)
Germania 794,000
Paesi Bassi 47,740
Spagna 38,696
Italia 30,300
Lussemburgo 26,000
Francia 20,119
Austria 19,833
Regno unito 7,803
Portogallo 2,275
Totale 1.004,063
Per le domande pervenute entro il 2006 la tariffa iniziale comunicata dal GRTN rimane costante
per tutti i 20 anni.
Mentre dal 2007 la tariffa decrescerà del 5% ogni anno ma avrà la rivalutazione dell’indice ISTAT.
La tariffa incentivante sarà aumentata del 10% rispetto a quella stabilita se gli impianti sono
integrati negli edifici, sia di nuova costruzione o oggetto di ristrutturazione. Queste tariffe rimangono
costanti fino al 2012 incluso e non subiscono la variazione Istat.
L’aggiornamento delle tariffe incentivanti sarà a cura del GRTN e potranno essere consultate
sul sito internet www.grtn.it
Ma se chi realizza l’impianto beneficia della detrazione fiscale IRPEF del 41% (Iva inclusa),
le tariffe incentivanti verranno ridotte del 30%.
Se gli impianti hanno ricevuto incentivi pubblici in conto capitale superiori al 20% del costo di
investimento o se usufruiscono dei certificati verdi, le tariffe incentivanti non verranno erogate.
COME E QUANDO PRESENTARE LA DOMANDA?
Le domande dovranno essere inviate direttamente al GRTN secondo lo schema predisposto dall’Autorità
nell’allegato “A” della delibera 40/06 nei giorni dell’ultimo mese di ciascuno trimestre,
1-31 marzo, 1-30 giugno, 1-30 settembre, 1-31 dicembre di ogni anno.
La domanda dovrà contenere il progetto preliminare dell’impianto fotovoltaico comprendente
la scheda tecnica firmata da un tecnico abilitato o da un professionista iscritto agli albi professionali.
Il GRTN dovrà quindi valutare l’ammissibilità tecnica delle richieste pervenute e entro 90 giorni
dalla presentazione delle domande informare i richiedenti in merito all’accettazione della domanda
inoltrata.
Per gli impianti fino a 50kWp verrà dato l’incentivo in base alla tempistica delle domande, mentre
per quelli superiori ai 50kWp dipenderà dall’incentivo richiesto, più basso è l’incentivo maggiori
saranno le possibilità di riceverlo.
COME VENGONO PAGATI GLI INCENTIVI?
Il pagamento delle “tariffe incentivanti” in Conto Energia è erogato dal GRTN su base mensile
a partire dal mese successivo a quello in cui l’ammontare cumulato di detto corrispettivo
supera il valore di 250€ per impianti fino a 20kW e di 500€ per impianti con potenza superiore
ai 20kW.
CHI PAGA IL CONTO ENERGIA?
I costi dell’incentivazione degli impianti fotovoltaici non sono a carico dello Stato, ma saranno
coperti con un prelievo sulle tariffe elettriche di tutti i consumatori (componente tariffaria A3).
A regime l’aggravio sulla bolletta elettrica, per la produzione di impianti FV pari a 1000MW
di potenza, si stima sia di circa 0,0017€ per ogni kWh, pari a circa 4€ in più all’anno per
famiglia.
20 21
PER SAPERNE DI PIÙ:
www.grtn.it
www.minambiente.it
www.attivitaproduttive.gov.it
www.autorita.energia.it
Oppure potete rivolgervi ai Centri di Consulenza Energetica Integrata dell’ENEA (vedi pagine
successive).
TARIFFE INCENTIVANTI, FISSE PER 20 ANNI, PER LE DOMANDE
CONSEGNATE NEGLI ANNI 2005-2006
Impianti da 1 a 20kW 0,445€/kWh
(con scambio sul posto)
Impianti da 1 a 20kW 0,460€/kWh
(senza scambio sul posto) + 0,095€/kWh ceduto alla rete
Impianti da 20kW a 50kW 0,460€/kWh
+ 0,095€/kWh ceduto alla rete (fino a 500.000kWh/anno)
Impianti da 50kW a 1.000kW 0,490€/kWh (valore massimo della tariffa soggetto a gara)
+ 0,095€/kWh fino a 500.000kWh/anno ceduti alla rete
+ 0,080€/kWh da 500.000 a 1.000.000 di kWh/anno ceduti alla rete
+ 0,070€/kWh da 1.000 a 2.000.000 di kWh/anno ESEMPIO DI CALCOLO SEMPLIFICATO DI COSTO E TEMPO DI RIENTRO
ECONOMICO PER IL CONTO ENERGIA CON SERVIZIO DI SCAMBIO SUL POSTO
Consideriamo un impianto FV residenziale da 2kWp (16m2 di superficie) installato in Italia centrale,
il cui proprietario consuma 3.000kWh/anno
Il costo dell’impianto chiavi in mano è di circa 14.000€ + IVA 10% = 15.400€
Produzione dell’impianto = 2.600kWh all’anno
Guadagno dalla vendita dei kWh prodotti = 2.600kWh x 0,445€ = 1.157€ all’anno
Costo evitato dell’energia consumata, pari ai kWh prodotti dall’impianto per il costo medio
del kWh = 2.600 x 0,18€ = 468€ all’anno
In questo caso verranno pagati alla società elettrica solo 400kWh (pari alla differenza tra l’energia
consumata e l’energia prodotta dall’impianto) = 400 x 0,18 = 72€ all’anno più 31€ di spese fisse
Vantaggio economico totale annuale = 1.157 + 468 - 72 - 31 = 1.522€ all’anno
Tempo di ritorno dell’investimento = 15.400 : 1.522 = ~ 10 anni
Considerando che la vita media di un impianto fotovoltaico è superiore ai 30 anni, e che dopo 10 anni
si rientra dell’investimento, avremo vantaggi economici per oltre 20 anni.
L’ENEA è un ente pubblico che opera nei settori dell’energia, dell’ambiente e delle
nuove tecnologie a supporto delle politiche di competitività e di sviluppo sostenibile
del Paese.
I suoi compiti principali sono:
• promuovere e svolgere attività di ricerca di base ed applicata e di innovazione
tecnologica, anche mediante la realizzazione di prototipi e l’industrializzazione di
prodotti;
• diffondere e trasferire i risultati ottenuti, favorendone la valorizzazione a fini produttivi
e sociali;
• fornire a soggetti pubblici e privati servizi ad alto contenuto tecnologico, studi, ricerche,
misure, prove e valutazioni.
L’Ente ha circa 3.200 dipendenti che operano in Centri di Ricerca distribuiti
su tutto il territorio nazionale. Nelle diverse regioni sono anche presenti 13 Centri
di Consulenza Energetica Integrata per la promozione e la diffusione degli
usi efficenti dell’energia nei settori industriale, civile e dei trasporti.
Veneto - C.C.E.I. ENEA - Calle delle Ostreghe, 2434 - C.P. 703 - 30124
VENEZIA - Tel. 0415226887 - Fax 0415209100 - Liguria - C.C.E.I. ENEA
Via Serra, 6 - 16122 GENOVA - Tel. 010567141 - Fax 010567148
Toscana - C.C.E.I. ENEA - Via Ponte alle Mosse, 61- 50144 FIRENZE - Tel.
0553241227 - Fax 055350491 - Marche - C.C.E.I. ENEA - V.le della
Vittoria, 52 - 60123 ANCONA - Tel. 07132773 - Fax 07133264 - Umbria
C.C.E.I. ENEA - Via Angeloni, 49 - 06100 PERUGIA - Tel. 0755000043
Fax 0755006389 - Lazio - C.R. Casaccia - Via Anguillarese, 301 - 00060
ROMA- Tel. 0630483245 - Fax 0630483930 - Abruzzo - C.C.E.I. ENEA - Via
N. Fabrizi, 215/15 - 65122 PESCARA - Tel. 0854216332 - Fax 0854216362
Molise - C.C.E.I. ENEA - Via Mazzini, 84 - 86100 CAMPOBASSO - Tel.
0874481072 - Fax 087464607 - Campania - C.C.E.I. ENEA - Via della
Costituzione Isola A/3 - 80143 NAPOLI - Tel. 081691111 - Fax 0815625232
Puglia - C.C.E.I. ENEA - Via Roberto da Bari, 119 - 70122 BARI - Tel.
0805248213 - Fax 0805213898 - Basilicata - C.C.E.I. ENEA - C/o SEREA
Via D. Di Giura, s.n.c. - 85100 POTENZA - Tel. 097146088 - Fax 097146090
Calabria - C.C.E.I. ENEA - Via Argine Destra Annunziata, 87 - 89100
REGGIO CALABRIA - Tel. 096545028 - Fax 096545104 - Sicilia - C.C.E.I.
www.enea.it ENEA - Via Catania, 2 - 90143 PALERMO - Tel. 0917824120 - Fax 091300703
C.C.E.I.
Centri di
Consulenza
Energetica
Integrata
Ricerca e
Innovazione
per lo
Sviluppo
Sostenibile
del Paese
Nella collana “Sviluppo Sostenibile” l’ENEA pubblica una serie di opuscoli dedicati alle scelte più
convenienti che tutti noi possiamo adottare per risparmiare energia e proteggere l’ambiente.
Potete richiedere gratuitamente gli opuscoli che vi interessano a:
ENEA-Unità RES RELPROM
Lungotevere Thaon di Revel, 76 - 000196 Roma
Fax 0636272288
www.enea.it
Risparmiare energia
e proteggere l’ambiente.

Come risparmiare sulla bolletta con gli impianti di riscaldamento.






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SVILUPPO SOSTENIBILE

RISPARMIO ENERGETICO CON GLI IMPIANTI DI RISCALDAMENTO
PERCHÉ QUESTO OPUSCOLO ?
Ogni anno, in Italia, per riscaldare le nostre abitazioni bruciamo circa 14 miliardi di metri cubi
di gas, 4,2 miliardi di chilogrammi di gasolio, oltre a 2,4 milioni di tonnellate di combustibili
solidi, soprattutto legna e un po’ di carbone. Così facendo si riversano nell’ aria circa 380.000
tonnellate di sostanze inquinanti come ossidi di zolfo e di azoto, monossido di carbonio, ecc…
Oltre alle sostanze propriamente dette inquinanti, si riversano nell’atmosfera anche più di 40 milioni
di tonnellate di anidride carbonica (CO2): questa, come è noto, contribuisce al formarsi del
così detto “effetto serra” causando l’innalzamento della temperatura media del nostro pianeta.
Il riscaldamento è, dopo il traffico, la maggiore causa dell’inquinamento delle nostre città.
In termini economici, il nostro Paese deve spendere globalmente 23.300 miliardi di lire per
l’acquisto all’estero dell’energia, ed ogni famiglia italiana spende, in media un milione di lire
l’anno per riscaldarsi.
Le cifre si commentano da sole. Tuttavia si può fare molto per migliorare la situazione, senza
sacrifici e senza rinunciare al comfort a cui siamo abituati.
L’ENEA con questo opuscolo si rivolge a tutti coloro che vogliono:
• avere una casa sicura, calda e confortevole
• vivere in un ambiente più pulito
• risparmiare energia
• pagare meno per il riscaldamento
• saperne di più sulle nuove normative
Indipendentemente dal tipo di impianto installato (individuale o centralizzato), dal combustibile
usato (gasolio, metano, G.P.L.), “Risparmio Energetico con gli impianti di riscaldamento”
fornisce utili indicazioni per la gestione dell’impianto di riscaldamento e aiuta a
compiere le scelte migliori nel caso di cambiamenti o innovazioni.
Tutta la normativa che riguarda la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione
degli impianti di riscaldamento è stata modificata con l’obiettivo di contenere i consumi
di energia, ridurre le emissioni inquinanti ed aumentare la sicurezza.
La legge n. 10 del 1991 e i successivi decreti di attuazione, in particolare il D.P.R. n. 412 del
26 agosto 1993 ed il recente D.P.R. 551 del 21 dicembre 1999 (pubblicato sulla GU n. 81
del 6 aprile 2000), hanno trasformato i più recenti criteri tecnici per l’uso razionale dell’energia
in disposizioni alle quali tutti devono attenersi.
EDIFICIO E IMPIANTO TERMICO: UN UNICO SISTEMA
EDIFICI NUOVI E RISTRUTTURAZIONI
Gli edifici nuovi, per i quali siano stati iniziati i lavori di costruzione dopo il 1° agosto 1994,
devono essere progettati e realizzati in modo da rispettare le nuove normative. Queste considerano
l’impianto termico e l’edificio come un unico sistema che deve essere quanto più
possibile efficiente dal punto di vista energetico e, naturalmente, sicuro.
Lo stesso principio vale anche in caso di:
• ristrutturazione dell’impianto termico, cioè modifica sostanziale dei sistemi di produzione
e di distribuzione del calore, compreso il caso di trasformazione di un impianto centralizzato
in più impianti individuali
• installazione di un impianto termico in edifici esistenti
• sostituzione della caldaia.
2
RELAZIONE TECNICA
Insieme alla denuncia di inizio lavori di costruzione dell’edificio o di ristrutturazione dell’impianto,
il proprietario deve depositare presso il Comune una relazione che contenga:
• il progetto dell’impianto termico
• il calcolo del fabbisogno energetico per il riscaldamento, cioè la quantità di energia richiesta
dall’edificio e dall’impianto per mantenere la temperatura ambiente a 20 °C per l’intera
stagione di riscaldamento
• il calcolo del rendimento stagionale, cioè dell’efficienza dell’intero sistema che comprende l’involucro
edilizio, la caldaia, la rete di distribuzione, i termosifoni ed i sistemi di regolazione.
Quindi l’insieme delle parti che compongono l’impianto termico:
• la caldaia, che trasforma l’energia del combustibile in energia termica
• la rete di distribuzione dell’acqua o dell’aria calda
• i termosifoni, che trasferiscono l’energia termica all’ambiente interno
• i sistemi di regolazione (termostati, valvole ecc..), che ne gestiscono il funzionamento devono
essere scelti e progettati insieme all’edificio e non, come spesso avveniva prima, in
una fase successiva.
DICHIARAZIONE DI CONFORMITÀ
Per garantire che l’impianto termico sia realizzato a regola d’arte, secondo le prescrizioni del
progettista e nel rispetto di tutte le norme di sicurezza, l’installazione deve essere effettuata da
una ditta specializzata in possesso dell’abilitazione prevista dalla legge n. 46 del 1990. A lavori
ultimati, la ditta deve obbligatoriamente rilasciare al proprietario una dichiarazione di conformità
dell’impianto necessaria, anche, per ottenere il certificato di abitabilità dell’immobile.
La dichiarazione di conformità dovrà essere completa degli allegati obbligatori:
1 progetto nei casi previsti
2 sempre la relazione con tipologia dei materiali utilizzati
3 lo schema di impianto realizzato
4 il riferimento a dichiarazioni di conformità precedenti
5 la copia del certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali rilasciato
dalla C.C.I.A.A.
LA CALDAIA
COM’È FATTA
È il cuore dell’impianto, dove il combustibile viene bruciato per scaldare l’acqua o l’aria
(fluido termovettore) che circolerà poi nell’impianto.
È composta, in generale, da un bruciatore che miscela l’aria con il combustibile e alimenta
una camera di combustione (il focolare), da una serie di tubi attraverso i quali i fumi caldi
prodotti dalla combustione scaldano il fluido termovettore e da un involucro esterno di materiale
isolante protetto da una lamiera (mantello isolante).
POTENZA
Ogni caldaia è caratterizzata da:
• una potenza termica del focolare, che indica la quantità di energia che il combustibile sviluppa
in un’ora nella camera di combustione
• una potenza termica utile, cioè l’energia effettivamente trasferita, per ogni ora, al fluido
termovettore.
3
4
SONDA DI
TEMPERATURA
SONDA DI
TEMPERATURA
PROGRAMMATORE
VALVOLA
A TRE VIE
IMPIANTO
CENTRALIZZATO
L’energia contenuta nel combustibile viene per la maggior parte trasferita al fluido termovettore,
ed in piccola parte dispersa verso l’esterno dal corpo stesso della caldaia (attraverso
il mantello isolante) e soprattuttto dai fumi che fuoriescono, ancora caldi, dal camino.
Più vicini sono i valori della potenza al focolare e della potenza utile, minori sono le perdite
di calore e quindi migliore è il rendimento della caldaia.
La legge prevede, per ciascun tipo di caldaia di nuova installazione, un valore minimo del
rendimento utile sia per il funzionamento a regime che per il funzionamento al 30% della
potenzialità massima.
La seguente tabella mostra, a titolo di esempio per ciascun tipo di caldaia, alcuni valori per i
rendimenti minimi di legge che possono servire da confronto per valutare le prestazioni di
una caldaia.
La scelta della potenza e del tipo di caldaia da installare dipende dalle caratteristiche dell’edificio,
dall’ubicazione e dalla sua destinazione d’uso.
È una scelta importante che deve essere fatta da un professionista qualificato e attento ai
problemi energetici. Infatti, una caldaia di tipo standard più grande del necessario spreca
energia: specialmente nelle stagioni intermedie, essa raggiunge rapidamente la temperatura
prefissata e quindi ha lunghi e frequenti periodi di spegnimento durante i quali disperde il
calore dal mantello e attraverso il camino. Quindi, se si considera l’intera stagione di riscaldamento,
la sua efficienza globale non è elevata, cioè il suo rendimento stagionale è basso.
Per rispettare i valori di rendimento imposti dalle nuove norme, le caldaie più recenti come
le “modulanti”, quelle a “temperatura scorrevole” e le caldaie a condensazione permettono
di mantenere una buona efficienza anche nelle stagioni intermedie.
POTENZA MASSIMA
Se la potenza necessaria a scaldare l’edificio supera i 350 kW, è necessario installare due o
più caldaie. In questo modo si evita che caldaie molto grandi lavorino, in particolare nelle
stagioni intermedie, a basso regime e quindi con bassi valori di rendimento.
ACQUA CALDA CENTRALIZZATA
Per produrre anche acqua calda per usi sanitari è necessaria una caldaia con potenza molto
superiore a quella sufficiente al solo riscaldamento. Per evitare sovradimensionamenti, nelle
nuove installazioni, non è più ammessa la produzione di acqua calda effettuata dalla stessa
caldaia destinata al riscaldamento, con l’eccezione degli impianti individuali.
LOCALE CALDAIA PER IMPIANTI CENTRALIZZATI
Evidenti motivi di sicurezza impongono che ogni caldaia debba essere installata in un locale
idoneo, di dimensioni adeguate e con un ricambio d’aria sufficiente a reintegrare l’ossigeno
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Tipo
di caldaia
Potenza utile
kW (kcal/h)
Rendimento a
potenza nominale
% %
Caldaie standard 20
200
86,6
88,6
83,9
86,9
(17.200)
(172.000)
Caldaie a
bassa temperatura
20
200
89,5
91,0
89,5
91,0
(17.200)
(172.000)
Caldaie a gas a
condensazione
20
200
92,3
93,3
98,3
99,3
(17.200)
(172.000)
Rendimento a
carico parziale
consumato dalla combustione. Esistono precise norme per tutti i locali caldaia e, quando la
potenza termica è maggiore di 116 kW (100.000 kcal/h), è necessario un Certificato di Prevenzione
Incendi rilasciato dai Vigili del Fuoco.
CALDAIE INDIVIDUALI
Le caldaie individuali di nuova installazione possono essere di tipo stagno o atmosferiche
(dette anche a fiamma libera). Le caldaie di tipo stagno sono costruite in modo che l’aria necessaria
alla combustione viene presa dall’esterno tramite un tubo e i fumi vengono evacuati
sempre all’esterno; per questo motivo non ci sono preclusioni sul locale di installazione. Le
caldaie atmosferiche, invece, per la combustione utilizzano l’aria del locale in cui sono poste
ed è per questo motivo che il locale deve essere adeguatamente ventilato e, se poste all’interno
dell’abitazione, non possono essere installate in bagno o in camera da letto.
PRESE D’ARIA
Le caldaie atmosferiche individuali a gas già esistenti possono rimanere installate all’interno dell’abitazione,
purché nella stanza ci siano prese d’aria, non ostruibili, praticate in una parete esterna
o verso locali adiacenti dotati, a loro volta, di prese d’aria esterna (escluse le camere da letto e
i garage). Le dimensioni di queste prese d’aria devono essere calcolate da un tecnico tenendo
conto di tutti gli altri eventuali apparecchi di combustione installati nel locale. In caso di nuova
installazione di caldaie atmosferiche in locali abitati, dovrà essere realizzata, nelle modalità previste
dalle norme tecniche, un’apertura di sezione libera non inferiore a 0,4 m2 (es. 40x100 cm).
SCARICO DEI FUMI
Tutti i combustibili, bruciando, rilasciano nell’aria una certa quantità di sostanze inquinanti,
ed è per questo che le caldaie installate in edifici plurifamiliari, sia centralizzate che individuali,
devono essere collegate ad una canna fumaria che arrivi fin sopra il colmo del tetto.
Nel caso di impianti individuali è possibile evacuare i fumi di più caldaie con la stessa stessa
canna fumaria, ma questa deve essere adeguatamente progettata e le caldaie allacciate devono
avere caratteristiche simili.
Negli impianti individuali già esistenti e negli edifici monofamiliari anche nuovi è consentito
mantenere lo scarico individuale a parete.
Lo scarico a parete può essere utilizzato nei tre casi seguenti:
• Nella sostituzione di generatori di calore individuali
• Nelle singole ristrutturazioni di impianti termici individuali già esistenti, siti in stabili plurifamiliari,
qualora nella versione iniziale non dispongano già di camini o canne fumarie o
sistemi di evacuazione dei fumi con sbocco sopra il tetto dell’edificio
• Nuove installazioni di impianti termici individuali in edifici “storici”, in precedenza mai
dotati di alcun tipo di impianto termico, a condizione che non esista camino, canna fumaria
o sistema di evacuazione dei fumi.
Negli ultimi due casi è comunque obbligatorio installare generatori di calore individuali con
basse emissioni inquinanti (norma tecnica UNI EN 297).
LIBRETTO DI USO E MANUTENZIONE
È un documento importante che va conservato con cura. È diviso in due parti, una per l’utilizzatore,
l’altra per l’installatore e il manutentore e fornisce molte utili indicazioni quali i
valori di rendimento della caldaia, le specifiche elettriche per il collegamento di termostati
ambiente, le principali operazioni di manutenzione. È altresì importante conservare i libretti
di uso e manutenzione degli altri componenti l’impianto termico come ad esempio: cronotermostati,
valvole termostatiche, valvole a tre vie motorizzate, addolcitori ecc….
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7
IMPIANTO
INDIVIDUALE
PROGRAMMATORE
COLLETTORI DI
DISTRIBUZIONE
LA RETE DI DISTRIBUZIONE
COS’È
È costituita essenzialmente dall’insieme delle tubazioni di mandata e di ritorno che collegano
la caldaia ai termosifoni. Generalmente, negli impianti di riscaldamento di edifici civili,
l’acqua calda (tra i 50 ed i 90°C) partendo dalla caldaia, percorre le tubazioni di mandata, riscalda
i radiatori e quindi l’ambiente, e ritorna a temperatura più fredda alla caldaia stessa.
IMPIANTI A COLONNE MONTANTI (A DISTRIBUZIONE VERTICALE)
Gli impianti a colonne montanti sono costituiti da un anello, formato da una tubazione di
mandata e una di ritorno, che percorre la base dell’edificio. Dall’anello si dipartono delle colonne
montanti che alimentano i vari radiatori posti sulla stessa verticale ai vari piani dell’edificio.
Fino a pochi anni fa tale tipologia era molto diffusa perchè consentiva di realizzare economie
in fase di costruzione; più difficilmente però permette di ottimizzare la gestione dell’impianto
specialmente quando si hanno diverse utilizzazioni delle varie zone dell’edificio.
IMPIANTI A ZONE (A DISTRIBUZIONE ORIZZONTALE)
Gli impianti a zone sono realizzati in modo che ad ogni zona dell’edificio, ad ogni piano o
ad ogni singolo appartamento è dedicata una parte della rete di distribuzione. Con questo tipo
di impianto è possibile gestire in maniera diversificata le varie zone, non riscaldando, ad
esempio, quelle che in un dato periodo, non sono occupate.
Per questo tale tipologia impiantistica è consigliabile in tutti gli edifici nuovi o nelle ristrutturazioni,
laddove esistono zone con diverse utilizzazioni come, ad esempio, nel caso di edifici
destinati in parte ad uffici o negozi ed in parte a residenze.
COIBENTAZIONE
Per limitare le dispersioni, le tubazioni della rete di distribuzione debbono essere protette da
un adeguato strato di materiale isolante, il cui spessore, fissato dalla normativa, dipende dal
diametro della tubazione, dal tipo di isolante, e dalla parete che attraversa. A titolo di esempio
la seguente tabella indica lo spessore minimo di materiale isolante (in questo caso poliuretano
espanso con conduttività termica utile di 0,034 W/m°C) che deve rivestire le tubazioni
di un impianto nei tre casi previsti dalla normativa:
• tubazioni poste all’esterno o in vani non riscaldati o in murature esterne non isolate
• tubazioni verticali poste in murature isolate
• tubazioni poste in strutture tra ambienti riscaldati.
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Dimensioni tubo Spessore dell’isolante
Diametro esterno tubazione Murature esterne Murature isolate Strutture interne
mm mm mm mm
fino a 20 15 12,5 4,5
da 20 a 39 23 11,5 7
da 40 a 59 31 15,5 9,5
da 60 a 79 39 19,5 12
da 80 a 99 44 22 13,5
maggiore di 100 48 24 14,5
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IMPIANTO
A COLONNE MONTANTI
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IMPIANTO
A ZONE
I RADIATORI
COSA SONO
Sono i terminali dell’impianto, attraverso i quali il calore contenuto nell’acqua viene ceduto
all’ambiente da riscaldare. Sono chiamati comunemente termosifoni o piastre e costituiscono
la parte più visibile ed accessibile dell’impianto.
Possono essere costruiti in ghisa, in acciaio o in alluminio. I radiatori in ghisa mantengono
più a lungo il calore e continuano ad emetterlo anche quando, ad esempio, l’impianto è
spento; di contro sono più ingombranti e impiegano più tempo a diventare caldi. Quelli in
alluminio e in acciaio hanno il pregio di scaldarsi rapidamente e di avere un minore ingombro
ma tendono a raffreddarsi piuttosto in fretta.
SUPERFICIE RADIANTE
La caratteristica fondamentale di ogni radiatore è la superficie di scambio termico con l’ambiente,
detta anche impropriamente, superficie radiante: più è grande, maggiore è la quantità
di calore che il radiatore può cedere all’ambiente. I modelli più recenti sono dotati di alette e
di setti interni che ne aumentano la superficie di scambio. A seconda del tipo, quindi, radiatori
con uguali dimensioni esterne possono avere prestazioni diverse.
CONVETTORI VENTILATI
Nel caso di alloggi abitati saltuariamente, invece dei radiatori, sono più indicati i convettori
ventilati (o ventilconvettori), nei quali l’aria che si scalda a contatto con le superfici calde
viene mossa da un ventilatore azionato elettricamente. Questo fa si che aumenti la rapidità
con la quale si scalda l’aria ambiente.
VALVOLA TERMOSIFONE, VALVOLA DI SFIATO E DETENTORE
Quasi tutti i radiatori sono dotati, generalmente nella parte superiore, di una valvola termosifone
e, talvolta, di una valvola per la fuoriuscita dell’aria.
La valvola termosifone può essere utilizzata per chiudere il radiatore, e non sprecare energia,
quando non si abita una stanza, oppure quando si aprono le finestre con il riscaldamento
acceso.
Se i radiatori non si scaldano può darsi che si sia formata una bolla d’aria all’interno che
non permette all’acqua di circolare. In questo caso basta aprire la valvola di sfiato dell’aria
fino a quando non esce un pò d’acqua.
I modelli più recenti sono dotati di un’altra valvola, posta normalmente nella parte inferiore
in corrispondenza della tubazione di ritorno, chiamata detentore. Su di essa si agisce quando
si vuole equilibrare l’impianto consentendo, ad esempio, un maggiore afflusso d’acqua calda
ai radiatori dei piani più alti.
SUGGERIMENTI
Due semplici consigli per non sprecare energia:
• qualunque sia il tipo di radiatore è importante non ostacolare la circolazione dell’aria; è
sbagliato quindi mascherare i radiatori con copritermosifoni o nasconderli dietro le tende
• se il radiatore è posto su una parete che dà verso l’esterno, ad esempio nel vano sottofinestra,
è consigliabile inserire tra questo e il muro un pannello di materiale isolante con la
faccia riflettente rivolta verso l’interno.
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12
COME AVERE SEMPRE LA GIUSTA TEMPERATURA:
I SISTEMI DI REGOLAZIONE
COSA SONO
La progettazione dell’impianto e la scelta della potenza della caldaia, si basano sul calcolo delle
dispersioni termiche dell’edificio, in presenza di determinate condizioni climatiche e di esposizione.
L’impianto, infatti, deve essere dimensionato per assicurare il comfort interno anche in
presenza di punte eccezionali di freddo e, comunque alle temperature minime medie della zona.
In pratica queste condizioni climatiche si verificano per un periodo di tempo relativamente breve
durante tutta la stagione di riscaldamento. Se si continuasse a fornire all’edificio la stessa
quantità di calore, indipendentemente dal valore della temperatura esterna, si avrebbe un surriscaldamento
degli ambienti interni e, di conseguenza, un notevole spreco di energia.
I sistemi di regolazione hanno quindi lo scopo di mantenere la temperatura all’incirca costante
negli ambienti interni, indipendentemente dalle condizioni climatiche esterne.
La regolazione può essere effettuata in modi diversi, in relazione al tipo di impianto, al grado
di precisione e di automatismo che si vuole raggiungere.
IMPIANTI CENTRALIZZATI
Generalmente gli impianti centralizzati sono dotati di una centralina di controllo (programmatore)
con la quale:
• vengono impostatati i tempi di accensione dell’impianto
• viene regolata automaticamente la temperatura di mandata dell’acqua ai radiatori sulla base
della temperatura esterna, rilevata con una sonda di temperatura. La centralina agisce su una
valvola (a 3 o 4 vie) che miscela l’acqua calda di mandata con quella fredda di ritorno.
In questo modo, al variare della temperatura esterna, si riesce con una certa approssimazione,
a mantenere costante la temperatura dell’edificio (per esempio a 20°C).
Nel caso di edifici nuovi o di ristrutturazione di impianti termici, è prescritta l’installazione
di centraline che diano la possibilità di regolare la temperatura ambiente, almeno su due livelli
sigillabili nell’arco delle 24 ore (per esempio 20°C di giorno e 16°C di notte).
La regolazione degli impianti centralizzati, intervenendo esclusivamente sulla temperatura
dell’acqua dei radiatori, non tiene conto che, se l’impianto non è ben progettato ed equilibrato,
nelle diverse zone dell’edificio spesso si stabiliscono temperature diverse come succede
tra il primo piano e l’ultimo, tra le facciate esposte a sud e quelle a nord, tra gli appartamenti
d’angolo e quelli interni, e così via.
Spesso, per assicurare un buon comfort agli alloggi più freddi si aumenta la temperatura dell’acqua
di mandata, con il risultato di surriscaldare quelli più caldi e di sprecare energia.
IMPIANTI INDIVIDUALI
Negli impianti individuali a servizio di una sola unità immobiliare è frequente e consigliabile
l’installazione di un programmatore che accende e spenge automaticamente la caldaia:
• in base alla temperatura ambiente scelta (termostato)
• in base alla temperatura ambiente e ad orari prefissati (cronotermostato).
Con questo sistema di regolazione, si realizza, con migliore approssimazione, l’obiettivo di mantenere
la temperatura costante al variare delle condizioni climatiche esterne. Inoltre, è possibile
scegliere orari di accensione più adatti alle esigenze di chi occupa l’alloggio, sempre nel rispetto
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degli orari e delle temperature fissate dalla legge.
Anche negli impianti individuali, negli edifici nuovi o nel caso di ristrutturazioni, è obbligatorio
l’uso di un cronotermostato regolabile su due livelli di temperatura.
VALVOLE TERMOSTATICHE
Sia negli impianti centralizzati che in quelli individuali si sono fatti grandi passi nella direzione
di consumare l’energia solo dove e quando serve.
Ma si può fare di più.
Si può regolare la temperatura di ogni singolo ambiente per sfruttare anche gli apporti gratuiti
di energia, cioè quelli dovuti, ad esempio, alla presenza di molte persone, ai raggi del
sole attraverso le finestre, agli elettrodomestici.
Per ogni radiatore, al posto della valvola manuale, si può installare una valvola termostatica
per regolare automaticamente l’afflusso di acqua calda in base alla temperatura scelta ed impostata
su una apposita manopola graduata. La valvola si chiude mano a mano che la temperatura
ambiente, misurata da un sensore, si avvicina a quella desiderata, consentendo di dirottare
ulteriore acqua calda verso gli altri radiatori, ancora aperti.
In questo modo si può consumare meno energia nelle giornate più serene, quando il sole è
sufficiente per riscaldare alcune stanze, oppure, ad esempio, impostare una temperatura più
bassa nelle stanze da letto e una più alta in bagno o anche lasciare i radiatori aperti al minimo
quando si esce da casa. Le valvole termostatiche, installate negli impianti centralizzati
hanno anche una buona influenza sull’equilibrio termico delle diverse zone dell’edificio.
Quando i piani più caldi arrivano a 20°C le valvole chiudono i radiatori consentendo un
maggiore afflusso di acqua calda ai piani freddi. Per l’installazione delle valvole termostatiche
è consigliabile rivolgersi ad un professionista o a una ditta qualificata.
IL RISPARMIO
Il risparmio di energia indotto dall’uso delle valvole termostatiche può arrivare fino al 20%. Proprio
per questa ragione, è spesso obbligatoria l’installazione negli edifici di nuova costruzione
e nelle ristrutturazioni.
I COSTI
Nei modelli più recenti di radiatori, la valvola è già predisposta per ricevere una "testa" termostatica.
In questo caso l’installazione è più semplice e costa circa 50.000 lire a radiatore.
Se invece è necessario sostituire l’intera valvola, il costo si aggira sulle 120.000 lire, mano
d’opera compresa.
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12 14 1618
20 22
24
CENTRALIZZATO, INDIVIDUALE, O... ?
LA CONTABILIZZAZIONE
Negli ultimi anni, anche per la maggiore diffusione del metano, molti hanno scelto di sostituire
l’impianto centralizzato con impianti individuali. Questa tendenza è stata anche facilitata
dalla legge n. 10 del 1991 che ha stabilito che questa trasformazione, se finalizzata al risparmio
energetico, può essere decisa dalla semplice maggioranza millesimale e non più
dalla unanimità dei condomini.
Le ragioni di questa tendenza sono note a tutti: con un impianto autonomo si ha maggiore libertà
nella gestione del riscaldamento, cioè nella scelta dei tempi e delle temperature. Facendo
un pò di attenzione, inoltre, si riesce a risparmiare sensibilmente.
Ma esistono anche alcuni svantaggi degli impianti autonomi: non si possono dividere con
nessuno le spese obbligatorie di manutenzione annuale; il rendimento delle caldaie individuali
è, in generale, minore di quello di una caldaia centralizzata, per cui, se la si tiene accesa
per lo stesso numero di ore, si rischia di consumare più combustibile; i lavori di trasformazione
sono spesso molto onerosi; ed infine, la sicurezza, che nel caso di impianti autonomi
non dipende solo dalla diligenza del singolo, ma anche da quella dei suoi vicini...
TRASFORMAZIONE
È bene ricordare che la trasformazione da impianto centralizzato ad autonomo, anche nel caso
di un solo distacco, è considerata, una ristrutturazione dell’impianto termico e quindi soggetta,
al rispetto delle nuove norme e a molti più vincoli che in passato:
• ogni caldaia individuale deve essere dotata di canna fumaria con sbocco oltre il colmo del
tetto
• prima della trasformazione va presentato un progetto ed una relazione tecnica al Comune.
LA CONTABILIZZAZIONE
Queste ragioni rendono sempre più conveniente la scelta di mantenere l’impianto condominiale
centralizzato installando un sistema di contabilizzazione del calore e applicando la ripartizione
delle spese.
Con la contabilizzazione è possibile mantenere i vantaggi di un impianto centralizzato e
contemporaneamente avere la libertà di scegliere le temperature e gli orari che più soddisfano
le esigenze del singolo utente. Si potrà infatti gestire autonomamente il riscaldamento
senza avere la caldaia in casa.
Si tratta di installare un sistema di apparecchiature che misurano (contabilizzano) la quantità
di calore effettivamente consumata in ogni appartamento e consentono di regolare la parte
di impianto che è al servizio di ogni alloggio.
Oltre ad una quota fissa, stabilita dall’assemblea condominiale (variabile dal 20 al 50%),
ogni utente pagherà solo il calore che realmente avrà consumato. In questo modo, il condomino
che apporterà migliorie all’isolamento termico di pareti e finestre sarà immediatamente
ricompensato: il suo appartamento, infatti, consumerà e pagherà meno degli altri.
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I VANTAGGI
I vantaggi della contabilizzazione del calore, dal punto vista energetico, sono notevoli. È per
questo che dal 30 giugno 2000 nei nuovi impianti centralizzati, realizzati in nuovi edifici, è
obbligatorio installare sistemi di contabilizzazione del calore.
Il tipo di apparecchiature da installare ed i relativi costi dipendono molto dal sistema di distribuzione
dell’impianto e dal grado di automatismo nella gestione che si vuole realizzare.
Va detto inoltre che, nella maggior parte dei casi, le ditte che installano i sistemi di contabilizzazione
offrono anche il servizio completo di assistenza e di lettura dei risultati della contabilizzazione
fino alla consegna all’Amministratore delle tabelle con la ripartizione delle
spese appartamento per appartamento.
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I VARI SISTEMI
Negli impianti a colonne montanti è necessario misurare quanta energia consumano, singolarmente,
tutti i radiatori e quindi installare un contabilizzatore di calore su ogni radiatore.
Il sistema più semplice per gestire l’impianto secondo le proprie esigenze e avere anche la
possibilità di consumare meno, consiste nel sostituire le valvole manuali dei radiatori con
valvole termostatiche in modo da regolare, stanza per stanza, la temperatura desiderata.
Con qualche lavoro in casa si possono installare valvole termostatiche motorizzate sui radiatori
ed un interruttore orario (timer). Collegando elettricamente le valvole al timer si potranno
aprire o chiudere i radiatori in base agli orari scelti. La regolazione delle valvole termostatiche
assicurerà poi la temperatura desiderata stanza per stanza.
La quantità di calore consumata da ogni radiatore e registrata dai contabilizzatori deve essere
letta, periodicamente, da un tecnico incaricato dall’Amministratore. Tuttavia, alcuni
tra i sistemi di contabilizzazione più recenti permettono di evitare che la lettura dei consumi
sia fatta all’interno dell’appartamento, radiatore per radiatore: ogni contabilizzatore, infatti
può trasmettere via radio i dati ad una centralina, installata ad esempio nell’androne,
dalla quale l’incaricato della lettura potrà prelevare i dati relativi ai consumi di tutti gli appartamenti.
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CONTABILIZZAZIONE DEL CALORE
IN UN IMPIANTO A COLONNE MONTANTI
VALVOLA TERMOSTATICA
MOTORIZZATA
CONTABILIZZATORE
TIMER
COLLEGAMENTO
ELETTRICO
Negli impianti a zone, basterà installare un solo contabilizzatore di calore per ogni appartamento.
Con un cronotermostato (collegato ad una elettrovalvola sulla tubazione di mandata dell’acqua
calda all’appartamento) si potrà poi gestire autonomamente il calore.
Normalmente sia l’elettrovalvola che il contabilizzatore vengono installati in una cassetta
di distribuzione posta sul pianerottolo (da dove partono e arrivano i tubi di mandata e di ritorno).
I contabilizzatori calcolano il calore consumato dall’appartamento misurando la
portata e la temperatura dell’acqua di mandata e la temperatura di quella di ritorno (contabilizzatori
entalpici).
COSTI
È bene tenere in considerazione che l’installazione di un sistema di contabilizzazione del calore,
specialmente in edifici esistenti, deve essere affidata a ditte specializzate che, prima di procedere,
devono verificare l’adeguatezza della caldaia dei radiatori e della rete di distribuzione.
In linea generale si può dire che per un appartamento con 8-10 radiatori, in un immobile di 20
alloggi il costo dell’installazione di un sistema di contabilizzazione si aggira intorno ai 3-3,5
milioni di lire ad appartamento. Il servizio di lettura e di ripartizione delle spese costa circa
10-12 mila lire all’anno per ogni radiatore.
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CONTABILIZZAZIONE DEL CALORE
IN UN IMPIANTO A ZONE
CONTABILIZZATORE
ELETTROVALVOLA
CRONOTERMOSTATO
PER ESSERE IN REGOLA...
TEMPERATURA MASSIMA
Durante la stagione di riscaldamento, la temperatura media degli ambienti delle abitazioni
non deve superare i 20°C (con una tolleranza di 2°C).
PERIODO E NUMERO DI ORE
Il periodo dell’anno nel quale è consentito tenere in funzione gli impianti di riscaldamento
e il numero massimo giornaliero di ore di accensione dipendono dal clima della località
dov’è ubicato l’edificio.
L’Italia è stata suddivisa in 5 zone climatiche dalla A, la più calda, alla F, la più fredda in
funzione del numero dei “Gradi Giorno”: quanto più alto è il valore dei Gradi Giorno (GG)
tanto più il clima è rigido. Ad esempio: nella zona climatica A si trovano poche località
molto calde, come le isole di Salina e Lampedusa; Palermo e Reggio Calabria appartengono
alla fascia B; Napoli, Bari, Imperia alla C; Roma, Firenze, Ancona alla D; in fascia E si
trovano Milano, Torino, Venezia, l’Aquila; nella F solo località montane come Cortina
D’Ampezzo e Abetone.
Per conoscere con esattezza in quale zona climatica è situato un immobile, e quindi in quale
periodo dell’anno si possono accendere gli impianti di riscaldamento e per quante ore al
giorno, basterà rivolgersi al Comune.
In caso di condizioni atmosferiche eccezionalmente avverse, si possono accendere gli impianti
di riscaldamento, anche al di fuori dei periodi previsti, per non oltre la metà delle ore massime
giornaliere normalmente consentite: non è necessario richiedere alcuna autorizzazione.
INTERRUZIONE NOTTURNA
L’orario giornaliero di riscaldamento può essere frazionato in due o più periodi ma, comunemente,
l’impianto dev’essere spento, di notte, tra le 23 e le 5.
In alcuni casi è possibile mantenere sempre acceso l’impianto. Le limitazioni alla durata
giornaliera del riscaldamento, spesso causa di disaccordo tra i condomini, non si applicano,
tra gli altri:
1 agli impianti a pannelli radianti (generalmente a pavimento)
2 agli impianti centralizzati dotati di una sonda di temperatura esterna e di un programmatore
sigillato che regoli la temperatura interna almeno su due livelli: a 20° nelle ore
previste dalla tabella precedente e a 16° per quelle eccedenti (attenuazione notturna)
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Gradi Giorno Periodo Numero di ore
di riscaldamento massime giornaliere
A inferiore a 600 1.12 - 15.3 6
B 601 - 900 1.12 - 31.3 8
C 901 - 1400 15.11 - 31.3 10
D 1401 - 2100 1.11 - 15.4 12
E 2101 - 3000 15.10 - 15.4 14
F superiore a 3000 nessuna limitazione nessuna limitazione
3 agli impianti centralizzati in edifici dotati di un sistema di contabilizzazione del calore
e di un programmatore per ogni appartamento mediante il quale si possa regolare la
temperatura interna su almeno due livelli
4 agli impianti individuali regolati da un programmatore con le caratteristiche del caso
precedente
5 agli impianti condotti mediante contratti di servizio energia.
Nei casi 2, 3, e 4 inoltre, la caldaia deve avere un buon rendimento, non inferiore a valori
limite prefissati per le caldaie di nuova installazione (vedi pag. 5).
RESPONSABILITÀ
In passato, la gestione degli impianti di riscaldamento centralizzati era affidata all’Amministratore
del condominio che, a sua volta, incaricava un tecnico o una ditta di fiducia. Per
gli impianti individuali era il proprietario stesso, o l’affittuario, a spegnere e accendere, a
regolare temperature ed orari, a decidere se e come fare la manutenzione.
Dall’entrata in vigore del D.P.R. n. 412 del 1993 la normativa è diventata molto più precisa
attribuendo la responsabilità dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto ad un unico
soggetto.
Per gli impianti condominiali la responsabilità è dell’Amministratore; nel caso di impianti
individuali, è di chi occupa l’alloggio a qualsiasi titolo, quindi non solo del proprietario
ma, a seconda dei casi, dell’inquilino, dell’usufruttuario ecc.
Il responsabile deve conoscere quali sono gli adempimenti di carattere amministrativo e
tecnico che regolano gli aspetti della sicurezza e del risparmio di energia e deve disporre
affinché questi vengano rispettati.
GLI ADEMPIMENTI
Cosa deve fare, in concreto, il responsabile di un impianto di riscaldamento?
Sicurezza
• Deve accertare che sia stata rilasciata la “dichiarazione di conformità” dell’impianto che
ne attesti la rispondenza alle norme di sicurezza. Per gli impianti costruiti dopo il
13.3.90, questa dichiarazione deve essere stata rilasciata al proprietario dall’installatore.
Per gli impianti più vecchi è necessario controllare che essi siano in regola avvalendosi,
se necessario, dell’aiuto di un professionista. Questi, o lo stesso proprietario, compilerà
una dichiarazione sostitutiva di conformità. Tutti gli impianti avrebbero dovuto essere
adeguati entro il 31 dicembre 1998.
L’accertamento della rispondenza alle norme di sicurezza deve, tra l’altro, riguardare
l’integrità ed il corretto posizionamento dei tubi di adduzione del combustibile (metano,
gasolio ecc...) e degli eventuali serbatoi, l’esistenza di un’adeguata apertura per l’ingresso
dell’aria, che il camino non sia ostruito, ecc...
Efficienza
• Deve mantenere la caldaia in buona efficienza per non sprecare energia e inquinare
quanto meno possibile. A tale proposito deve fare in modo che sia effettuato un intervento
di manutenzione almeno una volta all’anno e, con cadenze diverse in relazione alla
potenza, la verifica strumentale delle prestazioni della caldaia (analisi dei fumi).
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Libretto di centrale o di impianto
• Deve compilare e conservare il libretto di centrale (per gli impianti di potenza superiore
ai 35 kW), o il libretto di impianto (per quelli di potenza inferiore), una vera e propria
carta di identità dell’impianto che contiene, oltre ai dati del proprietario, dell’installatore
e del responsabile della manutenzione, la descrizione dei principali componenti dell’impianto,
delle operazioni di manutenzione, delle verifiche strumentali e dei controlli effettuati
da parte degli Enti Locali.
21
Questo libretto deve essere compilato inizialmente
dall’installatore nel caso di caldaie nuove, mentre
nel caso di impianti già esistenti dovrà essere preparato
dal responsabile dell’impianto stesso, per
esempio fotocopiando il modello pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale o acquistandolo nelle librerie
specializzate. Nel caso di impianti individuali,
quando l’occupante lascia l’appartamento, il libretto
deve essere riconsegnato al proprietario o a colui
che subentra nell’alloggio. Il libretto di impianto e
di centrale deve essere conservato presso l’appartamento
o l’edificio in cui è installato l’impianto.
Tabella
• Deve esporre, nel caso di impianto termico centralizzato,
una tabella con l’indicazione del periodo
annuale di esercizio dell’impianto, dell’orario
giornaliero di attivazione prescelto, delle
generalità e domicilio del responsabile dell’esercizio
e della manutenzione dell’impianto.
IL TERZO RESPONSABILE
La legge prevede la possibilità di delegare la responsabilità dell’esercizio e della manutenzione
dell’impianto ad un altro soggetto, il terzo responsabile, purché questi sia dotato di
sufficienti competenze tecniche ed organizzative.
Il terzo responsabile deve essere, infatti, una ditta che possieda almeno l’abilitazione, rilasciata
dalla Camera di Commercio o dall’Albo delle Imprese Artigiane, ai sensi della legge
n. 46 del 1990.
Per gli impianti individuali, l’occupante dell’alloggio rimane responsabile del rispetto delle
norme relative alle temperature interne dell’alloggio e ai periodi di accensione dell’impianto,
anche se decide di affidare le altre responsabilità ad un terzo responsabile.
DELEGA
L’Amministratore o l’occupante dell’alloggio può quindi scegliere tra:
• delegare una ditta (almeno qualificata ai sensi della legge n. 46 del 1990) nominandola
terzo responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto; in questo caso è
obbligatorio redarre e sottoscrivere, da parte del terzo responsabile, un atto di assunzione
delle responsabilità e consegnarne copia all’amministratore o all’occupante l’alloggio; il
terzo responsabile è tenuto a comunicare all’Ente Locale competente la propria nomina e
anche le eventuali revoche o dimissioni dall’incarico
• mantenere la responsabilità dell’impianto ed affidare ad una ditta (almeno qualificata ai
sensi della legge n. 46 del 1990) il controllo la manutenzione e le verifiche strumentali
periodiche. In questo caso l’amministratore o l’occupante dell’alloggio provvederà a riportare
sul libretto di centrale (di impianto) i risultati delle verifiche eseguite dalla ditta.
VERIFICA DEL RENDIMENTO
Le verifiche strumentali che la legge impone di fare periodicamente consistono nella misura
della temperatura dei fumi che fuoriescono dalla caldaia, del loro contenuto di ossigeno o di
anidride carbonica (CO2), di monossido di carbonio (CO), di particelle incombuste.
22
* Per potenze superiori a 350 kW, il terzo responsabile deve possedere ulteriori requisiti.
** Salvo indicazioni diverse del costruttore dell'impianto o dei fabbricanti dei componenti dell'impianto.
Potenza
della caldaia
CENTRALIZZATI INDIVIDUALI
Responsabile
o terzo
responsabile
Controllo e
manutenzione
Verifiche strumentali
del rendimento
di combustione
inferiore
a 35 kW
occupante
ditta abilitata
L. 46/90
ditta abilitata
L. 46/90
una volta
l'anno
ditta abilitata
L. 46/90
ogni
due anni
da 36 kW
a 350 kW
amministratore
ditta abilitata
L. 46/90
ditta abilitata
L. 46/90
una volta
l'anno **
ditta abilitata
L. 46/90
una volta
all'anno
superiore
a 350 kW
amministratore
ditta abilitata
L. 46/90*
ditta abilitata
L. 46/90
una volta
l'anno**
ditta abilitata
L. 46/90
due volte
all'anno
chi può farlo chi può farla quando chi può farle quando
VERIFICA DEL RENDIMENTO
23
I valori rilevati servono per calcolare il rendimento di combustione della caldaia, cioè il
suo grado di efficienza.
È evidente che una caldaia poco efficiente spreca energia ed è per questo che sono stati fissati,
in base alla potenza della caldaia, dei limiti minimi di rendimento.
Se il rendimento della caldaia, misurato con le analisi strumentali, scende al di sotto di tali
limiti si deve intervenire con la manutenzione oppure, in ultima analisi, si deve procedere
alla sostituzione della caldaia stessa.
A titolo di esempio nella tabella seguente sono riportati, in funzione della potenza della
caldaia, i valori minimi del rendimento di combustione:
Potenza utile
kW (kcal/h)
CENTRALIZZATI INDIVIDUALI
Potenza al focolare
kW (kcal/h)
Caldaia installata
prima del 29/10/93
acqua
calda
aria
calda
acqua
calda
aria
calda
17,44
23,20
31,40
19,30
25,30
34,77
83,5
83,7
84,0
79,5
79,7
80,0
86,5
86,7
87,0
82,5
82,7
83,0
44,19
87,21
208,95
348,95
400,00
49,07
96,86
230,93
383,95
444,40
(15.000)
(19.950)
(27.000)
(16.600)
(21.760)
(29.900)
(38.000)
(75.000)
(179.700)
(300.100)
(344.000)
(42.200)
(83.300)
(198.600)
(330.200)
(512.180)
84,3
84,9
85,4
86,1
86,2
80,3
80,9
81,6
82,1
82,2
87,3
87,9
88,6
89,1
89,2
83,3
83,9
84,6
85,1
85,2
Caldaia installata
dopo del 29/10/93
Per potenze superiori valgono i valori relativi a 400 kW.
24
Le caldaie, che non rispondano ai valori minimi di rendimento neanche in seguito agli interventi
di manutenzione, devono essere sostituite entro 300 giorni.
CONTROLLO E MANUTENZIONE
Per sfruttare al meglio l’energia contenuta nel combustibile, per garantire la sicurezza e proteggere
l’ambiente, l’impianto di riscaldamento deve essere ben tenuto e correttamente regolato.
Proprio per questo la legge impone che su tutti gli impianti, almeno una volta all’anno, venga
effettuato un intervento di controllo e manutenzione eseguito secondo quanto richiesto
dalle norme UNI e CEI e secondo le indicazioni fornite dal costruttore nel libretto di uso e
manutenzione della caldaia.
REQUISITI
L’incaricato della manutenzione deve avere i requisiti di legge per poter intervenire sull’impianto
e riparare tutti gli eventuali malfunzionamenti. Deve quindi essere una ditta abilitata
ai sensi della legge n. 46 del 1990.
OPERAZIONI
Il manutentore deve eseguire il controllo e la eventuale manutenzione dell’impianto (e non
della sola caldaia) conformemente alle istruzioni tecniche fornite dal costruttore l’impianto,
o in mancanza di queste, secondo le istruzioni dei fabbricanti i componenti dell’impianto
termico e, se anche queste non disponibili, secondo le prescrizioni delle normative UNI e
CEI vigenti.
La nuova normativa (D.P.R. 551/99) fornisce un modulo di rapporto di controllo tecnico (allegato
H) nel quale sono riportate le principali operazioni che, almeno una volta l’anno, il
manutentore deve compiere in mancanza di specifiche indicazioni.
Al termine dell’intervento, il manutentore deve compilare e sottoscrivere un rapporto che
anche il responsabile dovrà sottoscrivere per ricevuta e conservarne copia insieme alla documentazione
di impianto.
Nel caso di impianti autonomi questo rapporto di controllo e manutenzione, si identifica con
l’allegato H al D.P.R. 551/99.
I principali riferimenti normativi sulle operazioni di manutenzione sono i seguenti:
• Impianti autonomi: UNI 7129, UNI 7131, UNI 10436
• Impianti centralizzati: UNI 9317, UNI 8364, UNI 10435.
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LA MANUTENZIONE
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CHI VERIFICA?
LE PROVINCE
I compiti di verifica sull’osservanza delle norme per il contenimento dei consumi energetici
negli edifici sono stati affidati alle Province dal decreto legislativo “Bassanini”
(D. L. 112/98).
Tuttavia, le leggi regionali attuative del decreto e i Piani Energetici Regionali, possono
disporre diversamente, attribuendo le verifiche anche ai Comuni (se superano i 40.000
abitanti).
Per questo motivo, per ulteriori informazioni è opportuno rivolgersi presso l’ufficio competente
della propria Provincia o del proprio Comune.
L’ENEA
Le ditte convenzionate con gli Enti locali ed incaricate dei controlli non possono, nel
contempo svolgere la funzione di responsabili di impianto e devono essere tecnicamente
idonee a svolgere il compito affidato.
L’ENEA svolge corsi di formazione per l’aggiornamento professionale di tali tecnici, e,
su richiesta degli Enti locali ne accerta l’idoneità tecnica.
DICHIARAZIONE
L’impegno richiesto agli Enti Locali per questi controlli è sicuramente gravoso.
Pertanto la legge consente che, per gli impianti autonomi, sia possibile inviare all’ente
locale competente il rapporto di controllo tecnico (allegato H) debitamente compilato.
In questo caso i controlli saranno effettuati con cadenza biennale solo ad un campione
degli impianti corrispondenti ai rapporti di controllo pervenuti.
Saranno comunque controllati tutti gli impianti centralizzati e gli impianti autonomi di
cui non sia pervenuto il rapporto di controllo tecnico.
SANZIONI
Le sanzioni a carico del responsabile dell’impianto che non rispetti il D.P.R. n. 412 del
1993 sono elevate: da 1 a 5 milioni.
27
PER SAPERNE DI PIÚ... LE UNITÀ DI MISURA
Nel Sistema Internazionale (SI) l’unità di misura dell’energia è il joule (J); parlando di energia
elettrica spesso si usa il kilowattora (kWh).
II joule è una quantità molto piccola, più o meno l’energia che serve per portare una tazzina
di caffè alla bocca. Per questo sono più usati i suoi multipli, il megajoule (MJ) che corrisponde
ad un milione di joule, il gigajoule (GJ) che corrisponde ad un miliardo di joule.
Trattando di quantità molto grandi di energia come i consumi di una grande industria, di una
città, di una nazione, viene spesso usato il tep (tonnellata equivalente di petrolio) cioé la
quantità di energia ottenibile bruciando 1.000 kg di petrolio. Ad esempio, in Italia nel 1993
sono stati consumati complessivamente oltre 150 milioni di tep (Mtep), quasi 3 tep per ogni
abitante.
Ogni tep equivale a 41,8 GJ e a 11,6 MWh.
Ogni combustibile è caratterizzato da un “potere calorifico”, cioé dalla quantità di calore che
si otterrebbe bruciandone completamente 1 kg oppure 1 m3.
Ad esempio da 1 kg di gasolio si ottengono 42,7 MJ; da 1 m3 di metano 34,54 MJ.
La potenza si misura in watt (W) e nei suoi multipli: il kilowatt (1 kW = 1000 W) il megawatt
(1 MW = 1.000.000 W). Tuttavia molto spesso, parlando di potenza termica di caldaie
si utilizzano ancora, impropriamente, le kilocalorie/ora (kcal/h).
Per trasformare le kilocalorie/ora in watt, basta moltiplicarle per 1,163. Ad esempio, una
caldaia da 25.000 kcal/h è una caldaia da 25.000 x 1,163 = 29.000 W, cioè da 29 kW.
28
ENERGIA 1 kWh = 3,6 MJ = 860 kcal
1 tep = 41,8 GJ = 10 Mkcal
POTENZA 1 kW = 1 kJ/sec = 860 kcal/h
1 kcal/h = 41,8 GJ = 10 Mkcal
POTERE CALORIFICO INFERIORE DI ALCUNI COMBUSTIBILI
Metano 34.535 kJ/m3 8.250 kcal/m3
Gasolio 42.697 kJ/kg 10.200 kcal/kg
G.P.L. 46.046 kJ/kg 11.000 kcal/kg
Legna 16.744 kJ/kg 4.200 kcal/kg
Petrolio (kerosene) 43.116 kJ/kg 10.300 kcal/kg
C.P. 2400 Roma
L’ENEA pubblica altri opuscoli sulle scelte più convenienti che tutti noi
possiamo adottare per risparmiare energia e proteggere l’ambiente: come
migliorare le abitazioni dal punto di vista energetico e del comfort, come ridurre
i consumi di elettricità per l’illuminazione e gli elettrodomestici,
come usufruire delle agevolazioni fiscali per chi
effettua interventi di risparmio energetico nelle abitazioni,
come leggere l’etichetta energetica degli elettrodomestici.
Per saperne di più potete richiedere gratuitamente questi
opuscoli, specificando i titoli che vi interessano a:
L’ENEA è un ente di diritto pubblico operante nei campi della ricerca e dell’innovazione
per lo sviluppo sostenibile, finalizzata a promuovere insieme gli obiettivi di sviluppo,
competitività e occupazione e quello della salvaguardia ambientale. Svolge
altresì funzioni di agenzia per le pubbliche amministrazioni mediante la prestazione di
servizi avanzati nei settori dell’energia, dell’ambiente e dell’innovazione tecnologica.
In particolare l’Ente:
• svolge, sviluppa, valorizza e promuove la ricerca in tema di energia, ambiente e
innovazione tecnologica nel quadro dei programmi di ricerca nazionali, dell’Unione
Europea e di altre organizzazioni internazionali;
• sostiene e favorisce i processi di innovazione e di trasferimento tecnologico al
sistema produttivo e alle pubbliche amministazioni;
• fornisce supporto tecnico specialistico ed organizzativo alle amministrazioni, alle
regioni e agli enti locali, nell’ambito di accordi di programma con i Ministeri dell’Industria,
dell’Ambiente e dell’Università e della Ricerca Scientifica e con altre
amministrazioni pubbliche.
L’Ente ha circa 3.600 dipendenti che operano in Centri di Ricerca disbuiti
su tutto il territorio nazionale. Nelle diverse regioni sono anche presenti 13 Centri
di Consulenza Energetica Integrata per la promozione e la diffusione
degli usi efficenti dell’energia nei settori industriale, civile e dei trasporti.
Veneto - C.C.E.I. ENEA - Calle delle Ostreghe, 2434 - C.P. 703 - 30124 VENEZIA -
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